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L’aratura si o no?

Da un po di anni ogni agricoltore si è posto molte volte la domanda se continuare ad arare i terreni o al contrario scommettere su un nuovo approccio di lavorazione. Naturalmente questa domanda ha diviso gli agricoltori in due gruppi ovvero c’è chi considera l’ aratura fondamentale e chi invece opta per un approccio diverso come ad esempio la minima lavorazione. L’aratura, specie quella profonda, provoca la perdita di fertilità del terreno per cui gli esperti si sono orientati ad un approccio più minimalista e conservatore. I fondamenti di una agricoltura conservativa si basa sulla decomposizione della sostanza organica, sulla migrazione dei suoi componenti in profondità e sulla costituzione di un nuovo equilibrio strutturale del terreno. Il che richiede alcuni anni: il risultato ci sarà, ma non nell’immediato.

In teoria è tutto molto semplice: macchine adeguate, pochi passaggi e il terreno non soltanto è pronto per produrre, ma anche per mantenere inalterata la sua fertilità. Nella pratica, chiaramente, occorre considerare una serie di aspetti: passare alle minime lavorazioni o addirittura alla semina su sodo, comporta una fase di transizione di almeno un paio d’anni che, in funzione del tipo di suolo e delle capacità dell’agricoltore, possono diventare anche tre o quattro. In questo periodo, è molto probabile che le produzioni perdano in resa. In ogni caso, superata la fase di assestamento, il terreno dovrebbe trovare un giovamento in termini di fertilità, con conseguente beneficio delle rese che andranno via via a incrementare. Pertanto, se non si è disposti a perdere qualche quintale di produzione, è meglio rinunciare in partenza  Questa domanda me la sono posta anche io e dopo varie prove sono arrivato alla conclusione che l’aratura in collina ha numerosi svantaggi specie se perpetrata continuamente ad ogni annata per cui ho scelto un approccio diverso che non si basa per intero al minimum tillage. Con questo non dico che l’aratura sia un male ma penso che le lavorazioni debbono essere adottate in base a vari fattori tra cui coltura, clima, tipo di terreno e periodo. In ogni caso ho imparato che non bisogna mai scendere sopra i 30 cm di profondità. 

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