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Produzione del grano duro 2017 in calo

Lo scorso 18 Maggio a Foggia si è tenuto il Dorum Days dove sono stati analizzati i dati di semina e le previsioni di produzione 2017 del grano duro in italia presentati dall’associazione Aretè. La manifestazione per la prima volta vede raccolti attorno ad un tavolo tutta la filiera di grano e pasta per discutere e avviare un percorso di strategie, atte alla stabilizzazione del prezzo del grano sui mercati nostrani, visto il tentennamento dell’anno precedente. Dai dati presentati quindi si nota una produzione attesa di 4,5 milioni di tonnellate, una superfice di 1,27 milioni di ettari seminati, con un calo dell’8,3% rispetto al 2016/17 e una resa a grano duro di 3,55 tonnellate/ettaro ( seppur in Canada si prevede un netto calo di produzione del 29% i mercati restano adeguatamente approvvigionati). E alla Borsa merci della Camera di commercio di Foggia il 17 maggio 2017 il grano duro resta a prezzi invariati : 185 euro alla tonnellata sui valori minimi e 190 sui massimi.

Interessante l’intervento di apertura  della coordinatrice del Settore cereali dell’Alleanza cooperative agroalimentari, Patrizia Marcellini che ha auspicato “la presenza in quest’iniziativa di tutti gli attori della filiera grano-pasta rappresenti l’inizio di un percorso di proficua collaborazione e dicondivisione di strategie, nell’auspicio che si possano mettere in atto strumenti di mitigazione del rischio di volatilità dei prezzi, quali i contratti di filiera, le assicurazioni, i fondi mutualistici e le aggregazioni, nella consapevolezza che stare insieme è sempre un fattore positivo di competizione”.  Si sono poi susseguiti una serie di interventi che potete vedere direttamente sul sito della manifestazione  o potete leggere l’articolo su AgroNotizie .

Le conclusioni:  centralizzare la vendita delle partite di grano duro instaurando una sorta di tramite tra industria e produzione seguendo in un certo senso il modello canadese anche se quest’ultimo e tutto fuorché centralizzato visto che i vari agricoltori hanno la facoltà di scegliere se immagazzinare o vendere il proprio raccolto. Pertanto penso che adottando un modello centralizzato di vendita si vada a limitare la decisione del singolo produttore favorendo l’ industria.

 Il mio modesto pensiero tende, da italiano,  a valorizzare il nostro grano facendo scegliere al consumatore stesso e pertanto credo che introdurre in etichetta l’origine di produzione del grano sia un primo passo per cercare di stabilizzare e valorizzare il nostro prodotto che per qualità non è secondo a nessuno. 

 

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