Il Grano Duro Siciliano

LINEE GUIDA DI COLTIVAZIONE pt.2

Lavorazioni

Le lavorazioni del terreno vengono eseguite per consentire al seme di trovare un ambiente il più idonea possibile alla germinazione, emergenza e allo sviluppo della pianta. In altri termini il terreno deve avere una porosità tale, da garantire nello stesso tempo sia una buona disponibilità idrica, trattenendo l’acqua alle particelle del terreno, sia una buona circolazione di aria che favorisca gli scambi tra ossigeno ed anidride carbonica. Il conseguimento di tali condizioni ottimali del suolo e di conseguenza il tipo di lavorazioni da eseguire, è in funzione di diversi aspetti che di seguito si riportano. Il grano in quanto specie dotata di apparato radicale fascicolato e di capacità di accestimento, si adatta ad essere coltivato su terreni lavorati superficialmente o non lavorati. Ciò determina una riduzione dei costi di produzione che compensa le minori rese di produzione che si realizzano adottando questa tecnica di lavorazione. La lavorazione superficiale dei primi 5 – 15 cm di terreno, eseguita con erpici a disco o a denti o con macchine combinate per la semina diretta, deve essere fatta su terreni non compatti, liberi da infestanti e che hanno una discreta dotazione di elementi nutritivi. Ciò si verifica, quando il grano segue, nell’ambito di una rotazione, una coltura miglioratrice o da rinnovo, che lascia nel terreno una buona dotazione di fertilità residua dovuta all’apporto di sostanza organica e di elementi nutritivi, condizioni di sofficità ed inoltre un adeguato controllo delle infestanti come risultato delle continue cure colturali che le leguminose o le sarchiate da rinnovo, richiedono. La tecnica della minima lavorazione, riduce l’azione di controllo sulle infestanti, in tal caso, è necessario ricorrere alla tecnica della “falsa semina” che prevede, prima della vera semina, una lavorazione superficiale che stimoli la germinazione e l’emergenza delle infestanti presenti e successivamente l’eliminazione delle infestanti con una o più erpicature.

Altro aspetto da considerare è la quantità di residui colturali della coltura precedente, presenti in superficie o nei primi strati del terreno lavorato superficialmente, che crea problemi alla semina oltre che alla germinazione del grano per la non perfetta preparazione del letto di semina. Tale inconveniente può essere eliminato facendo ricorso alla trinciatura dei residui o all’utilizzo di seminatrici dotate di assolcatori. Nel caso di terreni sabbiosi, limosi o argillosi, mal strutturati o facilmente compattanti, è preferibile eseguire al posto dell’aratura, la discissura con aratri discissori o ripuntatori. In presenza di tali condizioni è possibile ricorrere alla lavorazione a doppio strato, eseguendo contemporaneamente una discissura in profondità e una lavorazione dello strato superficiale. La tabella che segue mette a confronto, in forma sintetica, le diverse tipologie di lavorazione.

Semina

Aspetti preliminari da prendere in considerazione per l’esecuzione delle operazioni di semina sono: la scelta dell’epoca, la profondità, la densità e la tipologia di semina.

Epoca di semina

L’epoca di semina nei nostri ambienti meridionali ricade a fine autunno. Il momento migliore per eseguirla è in funzione dell’andamento climatico, considerando che un anticipo di semina sottopone la coltura di grano a un periodo maggiore di variazioni climatiche con il risultato di una minore resa produttiva, mentre un ritardo dell’epoca di semina, riduce l’influenza delle variazioni climatiche con rese produttive migliori. Pertanto è consigliabile ritardare la semina quando:

  • si scelgono varietà a ciclo precoce, per sfuggire da periodi sfavorevoli durante la fase di maturazione;
  • si vuole seminare in prossimità di periodi più piovosi;
  • si attua la falsa semina per il controllo delle infestanti;
  • si coltivano varietà che si allettano facilmente;
  • si vuole sfuggire alle infezioni del mal del piede che è favorito da temperature autunnali alte;
  • si vuole sfruttare l’azoto mineralizzato presente nel terreno .

Si consiglia invece un anticipo di semina:

  • per sfuggire al fenomeno della stretta che si verifica in presenza di alte temperature alla fine del ciclo di coltivazione;
  • per ottenere piante già ben sviluppate e accestite prima dei rigori invernali in ambienti a clima freddo.

Profondità di semina

La profondità di semina è fondamentale nel grano duro. Deve essere uniforme tra 2 e 5 cm di profondità, a seconda del tipo di terreno e della disponibilità idrica. Una semina più profonda ritarda l’emergenza della piantina, mentre, una semina troppo in superficie, espone maggiormente la piantina alle avversità atmosferiche e agli stress idrici. Una semina più profonda è preferibile in ambienti caldi e in terreni lavorati, per sfuggire a eventuali ritorni di siccità. Di contro una semina più in superficie su terreni non lavorati permette al seme di germinare ed emergere con facilità.

Densità

E’ in funzione della tipologia di semina.

  • File semplici: prevede una distanza tra le file di circa 20 cm con una densità di semina di 400-450 cariossidi/mq. Adottando questa densità di semina, che risulta di poco superiore a quella del convenzionale, si sopperisce alle perdite dovute al controllo delle infestanti con l’operazione di strigliatura.
  • File binate: Questo sistema di impianto è appropriato, qualora sia prevista la consociazione del grano con una leguminosa. L’impianto a file binate consente inoltre alla specie di sopportare meglio condizioni di carenza idrica. In questo caso è necessario il controllo meccanizzato delle infestanti tramite sarchiatura eseguita tra le bine. Si      adottano distanze tra le bine di 25-30 cm e sulle bine di 6-10 cm. con densità di semina di 200-300 cariossidi/mq che seppur inferiore rispetto alla semina a file semplici, permette di ottenere piante più produttive.
  • Semina a spaglio: è ormai poco utilizzata, la si attua in caso di impedimento all’esecuzione della semina di precisione a file, esempio su terreni in forte pendenza. La densità di semina è non oltre 600 cariossidi/mq, che consente un controllo più efficace sullo sviluppo delle infestanti e compensa la minore germinabilità.

Gestione della fertilità

La fertilità del suolo e la sua attività biologica devono essere mantenute e incrementate attraverso la coltivazione di leguminose, l’apporto di concimi verdi o vegetali, l’applicazione di un razionale e adeguato programma di rotazione pluriennale, nonché mediante l’apporto di materiale organico compostato e non, ottenuto e prodotto da aziende che operano nel rispetto dei Reg. CE 834/07 e del Reg. CE 889/08. In condizioni di adeguati avvicendamenti delle colture e facendo precedere il frumento duro da una leguminosa, i terreni in genere sono dotati di una sufficiente dotazione di elementi nutritivi per far fronte alle esigenze nutrizionali del grano. L’ elemento che più condiziona la produttività in termini quantitativi e qualitativi è l’azoto, tale elemento che deve essere disponibile nel terreno per garantire produzioni ottimali in particolare per il contenuto e la composizione proteica. In molti casi è opportuno ricorrere ad apporti di fertilizzanti organici, tenendo conto che l’influenza dell’azoto sulla produttività del grano è differenziata a seconda della fase fenologica della coltura. In paricolare:

  • l’azoto deve essere disponibile sin dall’inizio in quanto, insieme al fosforo, favorisce un buon accestimento;
  • la resa produttiva è influenzata dalla disponibilità di azoto tra fine accestimento e inizio levata, quando si differenzia la spiga;
  • è durante la levata che avviene la maggiore assunzione dell’elemento, temporaneamente accumulato nel culmo e nelle foglie, ed in seguito traslocato alle spighe e cariossidi;
  • la disponibilità di azoto tra fioritura e maturazione è molto importante per il contenuto proteico e la struttura dell’endosperma della cariosside.

Inoltre si consideri che:

  • è opportuno arricchire il contenuto del terreno sin dalla precessione colturale, coltivando una leguminosa o una coltura da rinnovo adeguatamente letamata e interrandone i residui vegetali;
  • è sconsigliato apportare azoto in forma direttamente assimilabile dalla pianta, ma prevalentemente sotto forma di azoto organico, che si renderà disponibile gradualmente, in base alle condizioni pedo-climatiche;
  • è più conveniente distribuire gli ammendanti organici, tipo letame, sulla precessione colturale, anziché in pre-semina al grano e lasciare che esso ne sfrutti gli effetti residui; infatti, un’abbondante letamazione lascia una disponibilità di azoto fino a 50-60 kg/ha. Uguale arricchimento si ottiene con l’azoto-fissazione di una leguminosa annuale coltivata prima del grano, mentre con quelle pluriennali si conseguono dotazioni di azoto fino a 100 kg/ha;
  • i concimi organici azotati sono ricchi in azoto (in parte nella forma minerale) e lo rilasciano più velocemente degli ammendanti organici. Il loro costo è elevato e bisogna ricorrervi prevalentemente alla semina, ad integrazione delle dotazioni del terreno; – la coltura consociata con una leguminosa svincola il grano dagli onerosi apporti di concimi organici azotati.

In conclusione, negli ambienti pugliesi bisogna prevedere una disponibilità di azoto nel terreno di 50-100 kg/ha in funzione della natura del terreno e delle disponibilità idriche. In caso di ambienti con disponibilità idrica ridotta, dotazioni di azoto superiori non vengono utilizzate ma al contrario vengono perse nel tempo. Mentre in condizioni di scarsa disponibilità di azoto, è preferibile scegliere varietà meno produttive ma a più alto contenuto proteico, per la loro maggiore efficienza nel processo di assimilazione e traslocazione di azoto e assimilati dal terreno alle cariossidi. Per ciò che riguarda il fosforo e il potassio è frequente che i terreni di buona struttura, in presenza di un’adeguata rotazione e con l’interramento dei residui delle colture, già contengano in quantità sufficienti fosforo e potassio. Le leguminose, in particolare, favoriscono la solubilizzazione e ridistribuzione di questi elementi, per tutto il profilo del terreno, in quanto poco mobili.

La seguente tabella riporta in forma sintetica, i fabbisogni nutritivi teorici dei principali elementi nutritivi, in funzione dei livelli produttivi presunti di frumento duro:

Gestione delle infestanti

I danni provocati dalle infestanti sono dovuti alla competizione che si instaura tra il grano e le malerbe, per l’utilizzo di: acqua, luce, elementi nutritivi e spazio vitale, con conseguente riduzione della produzione cerealicola. Oltre ai danni quantitativi, le infestanti provocano anche danni qualitativi che influenzano negativamente le caratteristiche merceologiche della granella.

I danni causati dalle infestanti sono:

  • granella poco sviluppata con un peso ettolitrico inferiore e minore resa di produzione di semola;
  • inquinamento della granella con semi estranei, che rendono non commerciabile la stessa semente di grano;
  • produzione di sostanze tossiche (micotossine) a seguito di attacchi fungini
  • produzione di semi contenenti alcaloidi, che durante il processo di molitura inquinano le farine prodotte rendendole non più commerciabili.

Le misure che permettono il contenimento dello sviluppo delle infestanti posso essere di tipo preventivo e diretto. Fra le misure preventive rientrano:

  • l’avvicendamento colturale: il controllo delle infestanti avviene con l’inserimento nella rotazione di specie che essendo coltivate in differenti periodi, esercitano una continua azione rinettante;
  • lavorazioni del terreno: in funzione della profondità e del tipo di lavorazione si modifica la distribuzione dei semi delle infestanti e di conseguenza il grado di inerbimento del seminato;
  • scelta della varietà: il controllo si esplica attraverso la capacità che hanno alcune varietà di frumento di avere una fase di accestimento e uno sviluppo più rapido rispetto alle infestanti, togliendo in tal modo spazio vitale;
  • densità di semina: l’adozione di semine leggermente più fitte in funzione delle esigenze della varietà, esercita in modo marcato un controllo sulle infestanti.

Fra le misure dirette abbiamo:

  • falsa semina: si procede alla preparazione accurata del letto di semina in anticipo di circa 40 giorni rispetto all’effettiva epoca in modo da stimolare la germinazione delle infestanti. In seguito, poco prima della vera semina si esegue una erpicatura superficiale;
  • diserbo meccanico in post-emergenza: nel caso di semina a file semplici o a spaglio si utilizza lo strigliatore quando il frumento ha raggiunto lo stadio di 4 foglie (inizio accestimento) e fino allo stadio di inizio levata, intervenendo quando le infestanti sono allo stadio di plantula e con terreno in tempera. In caso di semina a file binate si esegue la sarchiatura fra le bine.

A conclusione del presente argomento, nell’ambito del già citato progetto BIOCER, sono state svolte prove sperimentali nei campi della stazione di Foggia, per valutare gli effetti conseguiti nel controllo delle infestanti attraverso l’uso di strigliatore tra le file, adozione della trasemina con leguminosa tra file binate e seminativo tradizionale a file semplici in qualità di testimone. I risultati conseguiti sono stati confortanti, l’utilizzo dello strigliatore ha determinato una riduzione delle infestanti del 64% rispetto al testimone, mentre per la trasemina la riduzione è stata del 51% ma con produzione di granella a contenuto proteico più alto sempre rispetto al testimone.

Controllo dei parassiti

La difesa biologica è un sistema di controllo degli organismi dannosi che utilizza tutti i fattori e le tecniche disponibili, per mantenere le loro popolazioni al di sotto della densità che comporta un danno economico, nel rispetto dell’ecologia e degli aspetti tossicologici connessi al processo produttivo. Si tratta dunque di un sistema di controllo che prevede interventi preventivi di tipo agronomico, fisico, meccanico e/o biologico e solo se questi non risultano in grado di garantire un accettabile contenimento dei parassiti, si utilizzano i mezzi tecnici consentiti. In agricoltura biologica è essenziale creare le condizioni per limitare al massimo la presenza di organismi dannosi. Gli organismi ritenuti dannosi al grano duro sono molti, ma in realtà solo alcuni incidono negativamente sulla redditività della coltura. Il granicoltore biologico deve conoscere di quest’ultimi il potenziale di dannosità nell’areale in cui insiste la sua azienda; solo con tale conoscenza di base può intraprendere al meglio le opportune scelte colturali e finalizzarle anche alla riduzione della dannosità dei principali organismi nocivi. In allegato vengono fornite schede sui principali patogeni e fitofagi del grano duro con le indicazioni sul loro controllo.

Raccolta

L’epoca di raccolta del grano duro si diversifica a seconda della latitudine e altitudine e dipende anche dall’andamento climatico, dalle caratteristiche pedologiche e dal ciclo colturale della varietà.

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